sabato 25 agosto 2018

IL GIORNO DI MAI CHE FINALMENTE ARRIVO'
PRESENTATO IL ROMANZO DI FLORIANA SANTAGADA A CASTROVILLARI
La Città di Castrovillari, l’ Accademia Pollineana, l’ I. R.S.D.D. ( Istituto di Ricerca e di Studi di Demologia e di Dialettologia),hanno presentato "Il giorno di mai. Quel giorno che con le giuste dosi di pazienza e magia invece arrivò" di Floriana Santagada, Carmignani Editrice.

Programma della serata:
Saluti: Piero Francesco Vico, pres. Consiglio Comunale di Castrovillari.
E' intervenuto Leonardo Alario, pres. I. R.S.D.D. Istituto di Ricerca e di Studi di Demologia e di Dialettologia.
Ha condotto, relazionato ed intervistato l’autrice: Filomena Bloise, pres. Accademia Pollineana
Letture a cura di Filomena Ferraro, Circolo dei Lettori #Pollino Readers, segr. Accademia Pollineana

Biografia Autrice
Floriana Margherita Santagada è nata a Castrovillari (CS) e vive a Pisa, dove studia Medicina all’Università. Appassionata di letteratura, disegno e amante delle tradizioni popolari, esordisce con questo romanzo, di cui ha curato anche le illustrazioni.

Data: Mercoledì 23 agosto 2018 ore 18,00
Sala Espositiva del Castello Aragonese di Castrovillari

L’evento è stato inserito nel programma della 33ma Estate Internazionale del Folklore e del Parco del Pollino. #tuttoilmondoinpiazzamunicipio   CASTROVILLARI








Il romanzo breve di Floriana Santagada “Il giorno di mai. Quel giorno che con le giuste dosi di pazienza e magia invece arrivò”, Carmignani Editrice (Collana “Scrivere donna”), si potrebbe interpretare usando lo schema narrativo della fiaba, sia pure di una fiaba moderna che, perciò, sfida il paradigma della complessità, ben avulsa, tuttavia,  dalla struttura narrativa tradizionale che tutti conosciamo, dall’incipit classico “C’era una volta”, allo scontato e sempre atteso epilogo lieto “E vissero felici e contenti”. Nell’opera dell’esordiente scrittice, in cui il lettore è costretto, invece, a fare tuffi quasi rocamboleschi tra la fabula e l’intreccio ed il senso profondo del narrare (per rimanere poi gioiosamente aggrappato al filo conduttore che dipana la storia dei nostri eroi), già lo stesso titolo tradisce una palese contraddizione: tra la negazione, in un certo senso drammatica dell’avverbio “mai”, e l’affatto scontato sottotitolo che, al contrario, si apre al futuro prima inimmaginabile, che poi si intravede come positivo e felice, passando attraverso le parole ed espressioni-chiave: giuste dosi di pazienza, magia. Queste ultime da subito legano l’elemento umano (che fa affiorare il tema centrale della perseveranza e della costanza dell’azione dell’uomo giusto che porta alla epifania e addirittura al miracolo) a quello sovrannaturale, magico, imprevedibile e perciò stupefacente, che fa parte del meraviglioso mondo delle fiabe ,appunto, e che ci trasporta in un “paganesimo” naturale di forte sensualismo, espressività e fiducia nelle forze liberatrici della natura.  Inoltre, l’autrice mette subito le “carte in tavola”, anche se non del tutto palesemente, della fine operazione condotta dal narratore (che poi scopriremo essere un insolito gatto ammaliatore) nascosto negli acronimi in corsivo che si ripetono suadenti nella richiesta di ascolto e di attenzione, come si farebbe proprio nel “circo della vita”. In questo “cerchio magico”, animali- in questo caso lo stesso gatto, una gazza ed un cane, ma anche gli involontari altri protagonisti- minori della fauna locale come cinghiali, poiane, pastori maremmani che ululano come lupi; - piante e frutti – capelvenere, ginepri, olive, piselli, meli, peri, fichi, ciliegi, rosmarino, peperoni, origano selvatico e ginestre e quant’altro,  rimpinguano l’anima, la fantasia e persino il palato, in quell’incredibile varietà naturale di un territorio felice per ricchezza ed abbondanza di messi,  in cui si ha la fortuna di venire al mondo e vivere la propria esistenza, magari senza che si abbia la capacità di vedere ciò che di buono ci è capitato.  Ma veniamo agli elementi più profondi di questa narrazione: emergono almeno tre dimensioni del raccontare. Da una parte la classica fabula che dipana le vicende di un eroe-contadino che si mette alla prova e per amore decide non solo di coltivare se stesso, ma anche il linguaggio che gli dà la nuova conoscenza delle cose; e questo per essere all’altezza della comprensione profonda e del dialogo apparentemente impossibile con l’eroina di cui si innamora e di cui ha ritrovato il prezioso diario intimo; dall’altra parte, la presenza costante del gatto-narratore che, di tanto in tanto, fa capolino tra le righe per rivelarci in quale ottica e secondo quale etica occorre guardare il mondo circostante degli uomini: la società delle apparenze, degli status, dei soprannomi, delle dicerie, dei pettegolezzi e delle presunzioni e, in fondo, il senso vero da ricercare, vero perché celato  delle cose, il vero valore delle persone, la “grazia della follia” (poiché di folli o presunti tali il mondo è pieno), l’attesa che la speranza si realizzi, che l’illusione diventi certezza dell’impossibile che si fa possibile, della trasformazione profonda che investe e travolge uomini e cose, fino ad arrivare al vero e proprio miracolo, reso possibile solo dall’amore. C’è una vera e propria filosofia “felina” dell’autrice che procede diremmo con passo felpato tra le righe e ci rivela quanto l’occhio vede, ma non vede completamente, e con linguaggio a tratti scientifico (del resto F. Santagada è una laureanda in medicina) ci discopre i meccanismi del cervello e del comportamento umano: per es. cosa accade alla nostra mente durante l’insonnia, quando scariche elettriche tendono a rivelarci verità sepolte del nostro essere e ci aprono ad inaspettate epifanie, la verosimiglianza ma anche l’efficacia dei soprannomi che devono per forza contenere una punta di malignità, quasi una regola del gioco per essere noi chiamati e , dunque, riconosciuti dalla comunità, i nostri tanti luoghi ameni in cui, come nel caso del professor Contadino, ci rifugiamo, o direi ci “rintaniamo”, per riposare ed essere protetti dall’esterno, ma dove , in realtà,  potremmo annegare la nostra identità profonda se un “altro da noi” non ci riporti alla vita più autentica, che altro non è che la vita di relazione. C’è poi un forte senso identitario, che non solo si evince dalla cura e quasi dal compiacimento con cui l’autrice nomina i luoghi della sua terra: siano essi le montagne della Catena del Pollino (Dolce-Dorme, Paradiso, Serra delle Ciavole, Manfriana etc. con i maestosi e simbolici pini loricati), siano essi le fiumare di Calabria, rigagnoli o torrenti impetuosi a seconda delle stagioni e delle piogge. Tutto è umanizzato agli occhi della scrittrice: luoghi, piante, animali, sono in realtà i suoi compagni di viaggio, mentre ella, quasi confondendosi con l’eroina annoiata e delusa, tormentata dai suoi disturbi psico-somatici desquamanti, che diventano fiamme sul derma, provenienti, in realtà, dall’incendio dell’anima - forse per un approccio troppo spontaneo al mondo e per eccesso di sensibilità mal compresa dagli altri-  si aggira in cerca di pace e soddisfazione per le vie del borgo antico, alla ricerca di conforto e ristoro. E qui entriamo nella dimensione del ricordo dei luoghi sacri dell’infanzia, rivissuti con gli occhi nostalgici, teneri e commossi dell’esule che, partito adolescente,  può far ritorno sol di tanto in tanto alla sua terra, tentando di conoscerla sempre di più come il se stesso ancora nascosto. Scorrono davanti agli occhi del lettore le bellezze del borgo antico personificato “La Civita”: il mormorio sottostante dell’antico e famoso fiume Coscile, il passaggio del ponte della Catena con gli arcani ed enigmatici mascheroni di pietra con le loro cannule dissetanti ,della famosa fontana , l’arsura di viandanti e pellegrini, il rione di San Vito e la Giudecca segno della antica presenza ebraica in città, il Castello Aragonese coi suoi tortuosi ed intriganti cunicoli sotterranei che si dice portassero a luoghi di carità e cura dei prigionieri malcapitati, San Giuliano con le sue catacombe, il superbo Santuario della Madonna del Castello, con la sua misteriosa effige che ricorda le icone bizantine. Certe volte tanta è la vita interiore che vuol prorompere che, per converso, si desidera rinsecchirsi: sparire, e non apparire più in carne ed ossa agli occhi del mondo insulso, da una parte serve a riscoprire a posteriori il fascino ed il senso delle piccole comunità che “sono fatte per accogliere, non per mostrarsi”, ma dall’altra la scoperta che “bastare a se stessi è difficile”, che tutti forse abbiamo bisogno di percepire i segni sul corpo e sull’anima dell’eterna metamorfosi che ci rivela parti di noi che, invano soffocate, vogliono in realtà emergere e venire alla luce. E’ così che l’eroina del romanzo si vede trasformata in folto mazzo di erba, fantoccio di sterpaglie ed infine spaventapasseri che finisce per essere oggetto erotico, diremmo inizialmente feticistico, del Professor Contadino. Potremmo citare tanti illustri autori che ci hanno rivelato il senso profondo delle metamorfosi, dal celebre autore latino Ovidio alla psicanalista post-junghiana Clarissa Pinkola Estes che, con la fiaba della “donna scheletro”, ci illumina su quanta fame insoddisfatta vi sia nell’anima sognante di certe donne, perché non di solo pane vive l’uomo, ma di sapienza, amore e virtù come direbbe Dante Alighieri. Dunque, passando attraverso l’incontro con tanti altri personaggi minori, tutti nel ruolo di aiutanti sulla strada dei nostri eroi- la gazza curiosa e solidale, le tre ragazze coltivatrici delle arti e dell’amicizia nella casa acquamarina coi suoi quattro giardini e quattro palchetti, il signor Oreste con il dramma della sua incompiutezza, la vivaista illuminata, il fantasma con il suo carico didattico di ricordi ed insegnamenti (le funzioni nella fiaba studiate dal formalista russo Vladimir Propp avrebbero tanto da insegnarci a tal proposito), infine i nostri eroi si riconosceranno. E lo faranno attraverso la scrittura del diario. Perché l’uomo, così come la donna, hanno bisogno non solo di pane, sentimenti ed emozioni, bensì del valore illuminante del segno, cioè della parola. Le cose semplici sono le più difficili da fare: non ci si può preoccupare di tutto il resto. Una volta scoperto ciò che è essenziale per noi, questo qualcosa va fatto, costi quel che costi. Morale della favola è che dobbiamo avere il coraggio di sfidare i nostri serpenti interiori, passare dalle fenditure dell’anima, anche quelle più sottili, perché solo passando dalle crepe riusciremo a riemergere alla luce, che è sempre nuova vita che siamo chiamati a generare col nostro impegno, la nostra costanza, la nostra determinazione. Non saremo mai pronti a vivere l’amore se non tentiamo mille e una volta ed ancor più; non saremo mai pronti alla vita vera se non riusciremo a piangere le nostre lacrime più belle, se non daremo polpa alle ossa che attendono di essere rimpolpate, se non saliremo sul dondolo della vita, nel nostro giardino-segreto, a cullare i nostri sogni che magicamente si avverano. Se lo vogliamo, se lo vogliamo con tutte le nostre forze, se lo vogliamo davvero.

Castrovillari 23 Agosto 2018
Filomena Minella Bloise

giovedì 21 giugno 2018

LA CALABRIA SPIEGATA AGLI ITALIANI DI D. NUNNARI RECENSITA DA LORENA MARTUFI
Quando mi chiedono da dove vengo rispondo che vengo da un luogo che si è seduto dalla parte del torto, dato che tutti gli altri posti erano occupati. (…) È come se al primo giorno di scuola ti mettessero in castigo dietro la lavagna senza una ragione precisa, per poi chiederti perché non stai seduto tra i banchi, con gli altri compagni di classe, a studiare diligentemente. In questo modo sei spinto a crescere con un grave senso di colpa, senza tuttavia conoscere qual è questa colpa.
Si legge così a pagina 17 del libro “La Calabria spiegata agli italiani. Il male, la bellezza e l’orgoglio della nostra Grecia” del giornalista Mimmo Nunnari, presentato a Castrovillari (CS) il 31 maggio 2018, in un incontro organizzato dall’Accademia Pollineana.
La storia della Calabria è antica: popolata di personalità che hanno dato notevoli contributi alla cultura dell’Occidente. A cominciare da Erodoto (padre della storia secondo Cicerone) che si stabilì nella colonia panellenica di Thurii, dove sorgeva l’antica Sibari. Pitagora a Crotone ha fondato una delle più importanti scuole dell’umanità, mentre Zaleuco a Locri Epizefiri fu il primo legislatore del mondo occidentale. Nel pantheon delle gradi figure culturali della Calabria, appaiono personalità con una tale forza pervasiva di genio capace di contaminare vari campi del sapere: Gioacchino da Fiore, Bernardino Telesio, Tommaso Campanella, Leonzio Pilato, Barlaam, Mattia Preti, fino a Corrado Alvaro, narratore di dimensione europea, bussola del libro di Nunnari.
Eppure, scrive Nunnari: “Il Sud del Sud,nonostante potenzialità e fascino dei luoghi, eredità ellenica e primo umanesimo, si presenta dopo quasi due secoli come terra di nessuno, remota: sospesa tra il non ancora e il mai più”. Già solo il nome Calabria o Calabrie al plurale evoca un microcosmo di fatti e immagini estreme: rappresentazioni di barbarie che si mescolano a frammenti di umanità generosa e accogliente; di intelligenza collettiva che si disperde, perché non indirizzata verso circuiti nazionali virtuosi. È questa Calabria  quella che denuncia Nunnari  – schiava del presente – che attende  il salvatore perché disabituata all’idea di potersi salvare da sola, è qui che mafia e poteri malvagi sottraggono pezzi di sovranità a uno Stato storicamente occhiuto e non governante: attento che non si superino determinati confini della legge, ma restio a mettere in campo risorse e strumenti adeguati a bonificare un marciume politico-burocratico che diventa sistema (pag. 11).
Ecco allora la creazione del vuoto che viene riempito dalla mafia, il male assoluto della  ‘ndrangheta, il cancro da sradicare al più presto, se vogliamo riuscire a sopravvivere. Perché lì dove manca lo Stato e regnano povertà e disoccupazione, e la classe dirigente è suddita del potere centrale, a cui serve per i voti, succede che gli spazi vuoti sono riempiti dalla mafia, che diventa strumento facile di accesso al potere e alla ricchezza.
Un mostro non invincibile, ma che rappresenta il male assoluto: la dittatura di una minoranza che tiene in scacco la maggioranza della gente perbene della Calabria,ancora custode da mettere a disposizione degli altri italiani: valori, senso della solidarietà e dell’accoglienza, tradizioni e culture altrove scomparse (pag. 31).
E a proposito di culture e dell’altrove, Nunnari ragiona sulle analogie inquietanti che accomunano la nostra terra ad altre terre, quelle sante culle di civiltà del vicino Medioriente che “vivono breve primavere di speranza, alternate a lunghi inverni di solitudine”. E qui la scrittura si fa densa di aura e spiritualità, sfiorando picchi di poesia, quando l’autore ricorda i luoghi che custodiscono i primati del pensiero filosofico e spirituale che hanno contribuito più degli altri allo sviluppo dell’umanità.
Sono quelle terre – scrive Nunnari – con forti relazioni di somiglianza col Sud: stesse radici, identiche ferite, conflitti interni e una disperazione che scaturisce dalla percezione che il futuro sia una strada ostruita e senza vie di uscita. Sono luoghi appiattiti sul loro presente, incurvati da crisi provocate da peccati propri e di altri, dove l’impotenza a cambiare rappresenta la cifra dell’infelicità. Impotenza – come afferma Samir Kassir – a essere ciò che si ritiene di dover essere. Impotenza ad agire per affermare la propria volontà di esistere, e non altro come possibilità  di fronte all’altro che ti nega o ti disprezza. Impotenza a reprimere la sensazione di essere un’entità trascurabile sullo scacchiere planetario, quando è in casa tua che si gioca la partita.
Spiegare la Calabria vuol dire giocare la partita e disegnare uno schema di vittoria, ragionando sui nemici, fittizi oltre che reali, che giocano pure loro in casa nostra e di cui dobbiamo riuscire a liberarci, se vogliamo riappropriarci del destino. Prima di tutto bandire autocommiserazione e autocompiacimento. Bisogna fare i conti col presente.
Secondo Nunnari, le cause dell’attuale sistema di dittatura della nostra terra, anzitutto a stampo mafiosa, è da rintracciarsi nella cosiddetta “questione calabrese” – differente dalla questione meridionale – entro cui è recintata e che ha portato a una grande e smisurata sproporzione tra Nord e Sud nel campo delle attività umane, nell’intensità della vita collettiva, nella misura e nel genere della produzione, facendo venir meno il benessere e l’anima di un popolo a scapito di un altro. O partire o morire di fame: era già così dopo l’Unità, ed è così ancora adesso. Popolazioni della Calabria sono costrette ad abbandonare la loro terra come alternativa alla povertà. La soluzione per combattere la miseria, ma anche il calmiere delle tensioni che affioravano nella comunità contadina e lo strumento finanziario ideale per reperire tutte le risorse economiche necessarie allo sviluppo del Nord, con le rimesse che sarebbero arrivate alle famiglie del Sud. Nunnari descrive l’emigrazione come “il più imponente sistema di trasferimento verso l’estero di manodopera che tutta la storia europea ricordi”. Un esodo pianificato, fin nei minimi dettagli, un partire che non contemplava il diritto di vivere nella terra dove erano piantate le proprie radici e si coltivavano affetti, speranze, desideri. È così che si è svuotato il Sud, fisicamente e nell’anima. (pag. 22) prosegue l’autore.
Con la partenza massiccia di milioni di uomini e donne sono scomparsi dalle città e nei borghi di Calabria arti, mestieri, e lingue popolari di una comunità che ha visto convivere per secoli cultura romana e greca. Si sono frantumate le tessere di un mosaico che costituiva un universo culturale con una sua precisa identità. Partire,tornare, restare sono i motivi di una medesima vicenda storica, spiega Vito Teti – di un popolo dove chi parte e chi invece resta – diventa scheggia di un universo scomparso.
Lì dove sono da ricercarsi le cause, hanno preso vita anche le conseguenze. Perché se è vero che il paradiso non ci è mai stato in Calabria, messi in castigo com’eravamo dalla stessa storia, occorre anche difenderci da una certa mitologia del Sud che ha preso il sopravvento ed è diventata religione, fede, luogo comune, fino a trasformarsi in conformismo puro.
Scrive Nunnari:
Le cause del deficit della Calabria hanno motivazioni profonde, serie e complesse sulle quali il mondo intellettuale oltre al quello politico, non hanno riflettuto abbastanza, lasciando il compito di spiegare la Calabria alle cronache e agli stereotipi. Il racconto standardizzato ha evitato di cercare le risposte sia nello scarto iniziale che negli innumerevoli ostacoli frapposti al suo sviluppo, tutte cose che hanno prodotto strutture di “protetti” e “disperati” dominate da certi politici incapaci, burocrazie corrotte e signorie parassitarie.
Della questione meridionale ora non si parla più, eccetto forse nelle cerchie ristretta degli intellettuali.
Bisogna fare presto: la Calabria è una polveriera sociale. Per cambiare bisognerà partire da una narrazione senza precedenti che aiuti il paese a conoscere meglio questa regione (e magari ad amarla) e sfatare la sua fama di terra demoniaca per una forma mentis (pag. 12).
Ma c’è una via d’uscita. Attraverso la riconciliazione e la rivoluzione, titolo dell’ultimo capitolo dell’opera di Nunnari. Attraverso narrazioni differenti rispetto agli abusati stereotipi dei media e ai preconcetti dello stesso mondo culturale. Attraverso storie e racconti come questo che arrivano inattesi a far riemergere una storia negata. Attraverso il cuore, infine, che è il cuore dello Stato, innanzitutto. Come ricorda Sergio Zoppi: Il primo passo è “riportare la Calabria nel cuore dello Stato e il senso dello Stato nel cuore della Calabria”. Ma anche il cuore tenace di un’umanità forte, che recupera la consapevolezza che il senso del limite è stato varcato e che bisogna correre ai ripari(pag. 18). Un cuore che conosce le ragioni e ricorda le utopie di pensatori straordinari come quel Tommaso Campanella nella Città del Sole secondo cui  l’uomo calabrese deve smetterla di indossare la camicia bianca, aborrendo il nero, colore metafora di chi non si ribella e quando si indigna – perché viene denigrato –  rischia di giustificare tutto ciò che è ingiustificabile; con tutti i segni iconici riprovevoli che sono la concausa della malattia (pag. 15).Perché se anche fosse così, si sa che la parte malata di un corpo bisogna guarirla , per evitare che ne risenta tutto l’organismo. Secondo un concetto di Luigi Lucchini: “Se il piede va in cancrena, muore tutto il corpo, cioè l’Italia intera”.
Finisce così uno dei più bei racconti che possa capitare e volere di leggere, quello di un Mimmo Nunnari che crede e spera ancora in una rivoluzione culturale che si può e che si deve fare tra quei cittadini onesti che vogliono realmente cambiare, imparando a correre anche qualche rischio, emancipandosi, smettendola di rappresentarci come incompresi, inconoscibili, oggetto di negazioni, vittime (anche se in qualche modo inevitabilmente vittime lo siamo). Basta trasformarsi da vittime inconsapevoli a cittadini e lettori attivi che sperano, cercano, vogliono e ricreano equità, cultura civile, fiducia reciproca tra Stato e cittadini, rispetto delle regole e dei diritti. Che credano e che  profondamente siano convinti che il male non è mai irrimediabile e che perciò siano disposti a smettere di avere paura, cercando il coraggio delle idee, essendo pronti finanche a scendere in piazza con la Costituzione in mano, per ricordarci che “forti non sarem, se non siam uni”  e che bisogna essere disposti a sporcarsi le mani per tenere puliti la mente e il cuore.


Lorena Martufi
Pubblicato su: http://www.culturefuture.net/la-calabria-spiegata-agli-italiani/
Festival Ricorrente dei Lettori, "The Readers", X Rassegna, VII appuntamento

venerdì 18 maggio 2018

The Readers, X Rassegna: Tra poco il V Appuntamento nel "Maggio dei Libri 2018"


V appuntamento per il Maggio dei Libri castrovillarese curato dall’Accademia Pollineana: Venerdì, 18 Maggio, alle ore 18:00, presso il Salone del Circolo Cittadino a Castrovillari, i Lettori presenteranno il libro Nuccia Benvenuto “Quindici milligrammi”, Edizioni L’Erudita. Saluti istituzionali saranno portati da Mimmo Lo Polito, sindaco di Castrovillari cui si aggiungeranno quelli del presidente dell’Associazione culturale “Circolo cittadino” Angelo Giannoni. Relazionerà la segretaria dell’Accademia Pollineana Angela Lo Passo. Coordinerà Pasquale Pandolfi, vicepres. della Pollineana. Concluderà la manifestazione la stessa autrice. Le letture saranno a cura del Circolo #PollinoReaders, rappresentato, per l’occasione, da Filomena Bloise.


Nota di approfondimento:
Nuccia Benvenuto:
Si rimanda al sito dell’autrice: https://www.nucciabenvenuto.it/bio/

Biografia

Descrizione del romanzo:
Quindici milligrammi è il peso di una lacrima. Quale ruolo avrà sulla bilancia della vita di Dolli Palumbo? Una bambina nata già donna, schiacciata tra l'incudine e il martello di una condizione psicologica appesantita da una precoce autoconsapevolezza dei propri limiti e delle proprie responsabilità e il desiderio pressante di una leggerezza esistenziale tanto vagheggiata quanto difficile da realizzare. Attraverso i suoi occhi si compie un viaggio dall'alba degli anni Sessanta fino al primo mattino degli Ottanta. Fra musica, libri, relazioni familiari e sociali, il ricordo di Rocco, l'inconsapevolezza e i tentativi di crescita si fa strada la voce della sua richiesta di libertà che dallo spazio interiore si muove verso il territorio dell'esistenza; dal piccolo paese calabro all'intero mondo.


martedì 8 maggio 2018


IV appuntamento per il Maggio dei Libri castrovillarese curato dall’Accademia Pollineana: Sabato, 12 Maggio, alle ore 18:00, presso la Sala Consiliare di Palazzo del Municipio a Castrovillari, i Lettori presenteranno il libro Anna Petrungaro “Erede della pietra Parola della sordina”, Edizioni ilfilorosso. Saluti istituzionali saranno portati da Mimmo Lo Polito, sindaco di Castrovillari. Relazioneranno Pino Corbo, poeta; Griselda Doka, poetessa. Coordinerà Maria Teresa Armentano, pres. Ass. cult. Alètheia. Le letture saranno a cura del Circolo #PollinoReaders, rappresentato, per l’occasione, da Filomena Bloise ed Annamaria Caputo.


Nota di approfondimento:
Anna Petrungaro:
Attivissima sul territorio per il suo impegno in difesa delle donne maltrattate e nella diffusione della cultura, Anna Petrungaro da anni scrive di temi civili e sociali, intersecandoli con il proprio vissuto personale e familiare, come nel caso di questo suo ultimo e intenso lavoro, «Erede della pietra – parola della sordina».
Ha pubblicato nel tempo, vincendo anche diversi premi, su riviste (Nosside, Il quaderno del poeta, Capoverso), antologie («Quadernario Calabria», «Sud») e scrivendo libri («Ma fallisce l’anima», «La tenera mattanza»). Non credo di sbagliare se affermo che con questo suo ultimo testo compie il balzo definitivo verso la piena maturità per padronanza dei mezzi linguistici e per profondità di temi trattati.
Tratto da “La Bottega del Barbieri”
Della raccolta poetica è stato scritto:
“Versi intensi e vibranti di ricordi percorrono l'ultima raccolta poetica di Anna Petrungaro. Dolore, nostalgia, amore pervadono i versi dell'autrice che profumano di mare. Papà Francesco, nonna Carolina sono fra i protagonisti dei testi, sullo sfondo una Fiumefreddo (Cs) di inizio Novecento.”
Google Books

THE READERS
FESTIVAL RICORRENTE DEI LETTORI
Anno 2017/ 2018
III EDIZIONE, 3a Ricorrenza, X Rassegna: Il Maggio dei Libri


III appuntamento per il Maggio dei Libri castrovillarese curato dall’Accademia Pollineana: Venerdì, 11 Maggio, alle ore 18:00, presso il Salone del Circolo Cittadino, in  C.so Garibaldi a Castrovillari, i Lettori presenteranno il libro di Angelo Filomia “Delitti & Segreti. Fatti di sangue nel Pollino e nella Sibaritide dal 1500 ai giorni nostri”, Edizioni Promoidea Pollino. Illustrazioni di Francesco Ortale e Marco Novello. I saluti saranno portati da Domenico Lo Polito, sindaco di Castrovillari e Angelo Giannoni, pres. ass. cult. “Circolo Cittadino”. Relazioneranno Eugenio Facciolla, procuratore della Repubblica del Tribunale di Castrovillari e Roberto Laghi, pres. Ordine degli Avvocati di Castrovillari. Coordinerà Pasquale Pandolfi, vicepresidente Accademia Pollineana. Le letture sono affidate ad Angela Lo Passo e Filomena Bloise



Nota di approfondimento:
Angelo Filomia:
Direttore editoriale del “Diario di Castrovillari”, già addetto stampa presso l’Azienda sanitaria di Castrovillari e segretario del WWF, scrittore, autore, giornalista, ha all’attivo diverse pubblicazioni, tra cui “Blacaman, la leggenda del fachiro tra due oceani”,”Breve storia dell’avvocatura del Foro di Castrovillari”, Castrovillari, cent’anni della nostra storia”.
Del libro ha scritto nella presentazione l’avv.Roberto Laghi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del Tribunale di Castrovillari:
“ La memoria storica è un elemento fondamentale della cultura di una comunità…In buona sostanza anche i fatti di sangue valgono a rappresentare cosa era e cosa è stato l’ambiente sociale del nostro territorio…E’ necessario, quindi, che la lettura di questo volume non si riduca ad una curiosità su “fatti vecchi”, ma diventi motivo di riflessione profonda e capacità di valutazione storica, nonché momento importante di analisi introspettiva al fine di cogliere in noi stessi la migliore sensibilità sociale e orientare in tal senso il vivere comune”.
La cittadinanza è invitata calorosamente a partecipare.
THE READERS
FESTIVAL RICORRENTE DEI LETTORI
Anno 2017/ 2018
III EDIZIONE, 3a Ricorrenza, X Rassegna: Il Maggio dei Libri


THE READERS
FESTIVAL RICORRENTE DEI LETTORI
Anno 2017/ 2018
III EDIZIONE, 3a Ricorrenza, X Rassegna: Il Maggio dei Libri
II appuntamento per il Maggio dei Libri castrovillarese curato dall’Accademia Pollineana: Lunedì, 7 Maggio, alle ore 17:45, presso lo Studio L’Immagine, in  Piazza Giovanni XXIII a Castrovillari, i Lettori hanno presentato il libro del musico-scrittore-poeta Francesco Cusa “Canti strozzati”, Edizioni L’Erudita. Ha dialogato con l’autore Annamaria Caputo. Le letture sono state  affidate a Giorgio Massacra e F. Minella Bloise. Gli intermezzi musicali sono stati curati da Sasà Calabrese. 





Nota di approfondimento:
Di se stesso Francesco Cusa ha scritto:
“…scrivo di notte. Sono nato a Catania il 20 luglio del 1966. Musicista, batterista, compositore, critico cinematografico, insegnante di Batteria Jazz in Conservatorio, scrittore, conductor, editore, creatore di collettivi artistici e movimenti di killeraggio comunicativo, esploratore del mondo della filosofia esoterica, e praticante di yoga kashmiro secondo i dettami del Maestro Eric Baret, videogiocatore accanito…in realtà sono molto altro, e definirei queste mie attività come il corollario della principale. Vivere e respirare: questo sostanzialmente faccio.
In qualità di scrittore sto lavorando al mio primo romanzo, ad una nuova raccolta di poesie, e a una nuova serie di racconti incentrati sul “Contrasto”.
La notte è il mio elemento. Se dovessi trovare una mia reale fonte di ispirazione la troverei nella PS4, e nella straordinaria esperienza delle opere d’arte che impreziosiscono la Conoscenza.”
Dei “Canti strozzati” è stato scritto:
“Una raccolta schietta, suddivisa in due sezioni, priva di ogni pessimismo, ma disperatamente aggrappata alla filosofica necessità di comprendere la realtà per ciò che è veramente. La poesia di Francesco Cusa si trasmuta e si fa potenza tangibile, abbattendosi sul destino delle persone, dura come le pietre che, incuranti dello scorrere del tempo, si beffano della caducità umana.”



mercoledì 2 maggio 2018

Dante Maffia con la silloge “Matera e una donna” apre il “Maggio dei Libri” a Castrovillari per il Festival Ricorrente dei Lettori



http://www.faronotizie.it/index.php/?p=30105
FESTIVAL RICORRENTE DEI LETTORI
Anno 2017/ 2018
III EDIZIONE, 3a Ricorrenza, X Rassegna: Il Maggio dei Libri
Il Festival Ricorrente dei Lettori, che con la 3° Ricorrenza della III Edizione dei “The Readers” giunge alla sua X Rassegna, Venerdì 4 Maggio, sviluppando il tema relativo all’ “Anno europeo del patrimonio”, alle ore 16:00, promuove una Visita guidata della Basilica minore pontificia di San Giuliano a cura di Gianluigi Trombetti, storico, storico dell’arte e bibliotecario dell’ Accademia Pollineana. Alle ore 18:00, presso la Sala 8 del Protoconvento francescano, ci sarà la Presentazione del libro di Dante Maffia “Matera e una donna”, foto di Elio Scarciglia, Editore Terra d’Ulivi. Dopo i saluti del sindaco di Castrovillari, Domenico Lo Polito, interverrà Leonardo Di vasto, pres. A.I.C.C. Delegazione di Castrovillari, che- per l’occasione- condurrà una visita guidata alla Biblioteca civica “U. Caldora” ed illustrerà i recenti lavori di sistemazione delle donazioni librarie. Sul libro di Maffia relazioneranno Francesco Aronne, giornalista e Gennaro Mercogliano, direttore dell'Università Popolare di Rossano. Le letture saranno a cura di F. Minella Bloise. Coordinerà Maria Teresa Armentano, pres. Ass. cult. Alètheia.
La cittadinanza è calorosamente invitata a partecipare.

Nota di approfondimento:
Dante Maffia, scrittore, poeta e saggista, ha insegnato Letteratura all’Università di Salerno,è nato in Calabria e vive a Roma. Tra i tanti riconoscimenti ha vinto il Premio Matteotti per la narrativa e i Premi Viareggio e Montale per la poesia. Ha collaborato tenendo rubriche con le maggiori riviste letterarie italiane, i grandi quotidiani e con la Rai. Di lui hanno scritto i maggiori intellettuali italiani contemporanei tra cui Palazzeschi, Luzi, Bevilacqua, Moravia, Sciascia, Pasolini, De Mauro. La Regione Calabria nel 2013 ha costituito un Comitato per la sua candidatura al Premio Nobel della Letteratura. “Matera e una donna” raccoglie 400 poesie scritte dal noto poeta, in cui egli esplicita ancora una volta il suo amore per la Città dei Sassi,  identificata come donna che rapisce ma anche come donna- madre. Le sue intense suggestioni liriche raggiungono elevate vette sentimentali e di spiritualità.






Il 2025 dell'Accademia Pollineana di Castrovillari: 3 Rassegne del Festival ricorrente dei Lettori, il Premio Pollineana "Al valore del talento"

  FESTIVAL RICORRENTE DEI LETTORI   CASTROVILLARI-POLLINO-CALABRIA-ITALIA-EUROPA-MONDO   (Progetto Artistico-letterario dell’Accadem...